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Newsletter: Lo sapevi che?

Nel Seicento uno strumento per rimanere aggiornati su ciò che avveniva nella sfera politica erano i bollettini chiamati newsletters (letteralmente “lettere di notizie”), compilati da informatori politici residenti a Londra che li inviavano in tutta la nazione“, scritto dal vicedirettore dell’Economist, Tom Standage, nel saggio I tweet di Cicerone.

Quasi un secolo dopo abbiamo già il primo ritorno delle newsletter. Il mittente, che scriveva in pieno Illuminismo era il barone Friedrich Melchior von Grimm un tedesco che si è fatto conoscere a Parigi grazie alle sue amicizie, come Diderot e Rousseau. Anche Grimm si rivolgeva a un pubblico che aveva il problema di orientarsi tra le innumerevoli nuove pubblicazioni di allora.

Così nel 1753 Grimm cominciò a mandare le sue Correspondance littéraire philosophique et critique. Erano brevi aggiornamenti sull’attualità culturale e gossip estratti da articoli di altri, curiosità, per un pubblico colto. Grimm era il curatore: faceva da filtro e da aggregatore di notizie pubblicando pezzi scritti da altri. Gli iscritti non erano numerosi, ma di sicuro influenzavano, come: la zarina Caterina la Grande, l’imperatore Federico II di Prussia e altri membri dell’elite europea. Un esperimento che ebbe successo per 36 anni.

Come venivano scritte

Le copie delle Correspondance non erano stampate, ma ricopiate a mano da stagisti amanuensi e distribuite dall’esterno della Francia, vale a dire, oltre la portata dei censori. Del resto carta e penna contribuiscono a dare un’idea di finezza e intimità. L’interesse di Grimm era per quello che John Milton definiva “pochi, ma buoni”, ed è la tesi che adotteremo, certo non ti arriverà scritta amano. L’email è una forma giusta, personale.

Hai mai sentito parlare di iLetter? Ma questa, è un altra storia.

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Buona continuazione!